MIA.

Quante volte mi sono sentita dire “mia” da mani che si muovevano su di me,teneramente,caldamente. Da occhi e labbra che ho amato sempre in modo diverso.
Me lo sono sentito dire e l ho fatto scivolare.
La prima volta c’ho creduto.
Al primo “mia” ho pensato che mi avrebbe sollevato da tutto ciò che non andava nella mia vita, che ero sua, e sarei stata solo bene adesso che ero sua.
È durato poco.
Al secondo “mia” ho dato più peso di quanto non ne avesse dato chi lo ha pronunciato. E ho sofferto quando non ha più voluto fossi sua.
Al terzo “mia” ho visto che in realtà non sono di nessuno,e la libertà è un motore che mi ritrovo dentro senza nemmeno sapere di averlo finché non si è acceso.
Dopo il terzo mia è arrivato il quarto, il più importante :
Io
sono
mia.
Io non sono tagliata per appartenere e più stringi, più mi si riaccende la libertà.

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Come

Come fa
Chi non ha fobie
Chi non dà un taglio
Chi non si incazza
Chi non beve e non ride
Chi non ama.
Chi vede tutto grigio
O tutto bianco
O tutto nero.
Chi non si piega
Chi si piega troppo
E chi si spezza.
Come fa.

Si attutisce

Ho avuto modo di imparare che, per quanto ci si impegni in qualcosa, ci sono situazioni al di fuori del nostro controllo, come i rapporti umani. Cose che non dipendono solo da noi e di cui non possiamo farci una colpa.
Che molte volte se vuoi una mano la trovi alla fine del braccio, mentre altre volte di mani ne trovi a bizzeffe, per sollevarti e abbracciarti.
Basta selezionarle bene, che non importa il numero se poi ti senti sola.
Ho imparato che ci sono cose che non hanno limiti, come il destino .
Che crescendo le cose perdono la loro magia solo se hai accanto le persone sbagliate.
Che la musica è sempre la soluzione, ma che va bene anche voler stare in silenzio, da soli, al buio.
Ho capito che non siamo tutti gli stessi, non abbiamo tutti gli stessi valori e non ci si può aspettare da un altro quello che faremmo noi . Quindi l’unica cosa che conta è fare . Fare e basta, senza pensare a cosa ne tornerà che magari la risposta è “niente”.
Che le persone ci vuol tempo per conoscerle, ma al tempo stesso gli anni non sono una garanzia.
Sto imparando a stare zitta, magari mordermi la lingua. Che dove non c’è amore è inutile cercarlo.
A salutare chi non si incastra più con me, senza tenere aperta la porta.
Che non c’è niente di sbagliato nell’egoismo di voler stare bene, ma che prima a volte bisogna stare male.
Ho imparato che le cose non si dimenticano, ma si superano su una linea orizzontale e poi restano solo dentro.
A dire vaffanculo e intenderlo pure.
Ho imparato che non si può imparare a vivere, né qualcuno può insegnartelo , perché quando sei certo di qualcosa, questa cambia.
Siamo animali più evoluti, “scimmie in abiti eleganti” che ogni tanto si fermano a pensare.
Per finire, ho imparato che non sempre pensare serve. A volte basta buttarsi che poi, in un modo o nell’altro, il colpo lo attutisci.

Domani ma famo pure dopodomani

Stavo davvero smettendo. Vi chiederete “ma di fare che?
Stavo smettendo di mettere energia. In tutto. Di credere di poter fare una minima differenza nel mondo. Stavo smettendo di credere nei miei sogni e mi ripetevo che questo significava diventare adulti. Iniziare a fare i conti con le responsabilità quotidiane e con la realtà. Smettere di vivere con la testa tra le nuvole, smettere di dare importanza ai sentimenti,avere progetti concreti. Sapere sempre quale sarà la prossima mossa. Iniziare a fermarmi a ragionare , che per una persona impulsiva come me é un grande passo, di maturità, no?
Stavo smettendo di perdermi nei miei pensieri, tanto-mi dico-non hai tempo per queste cose. Ma queste cose, cosa?
Stavo smettendo di bruciare dentro, accontentandomi, pensando che tanto è così che va : tutti i sognatori un giorno o l’altro si svegliano e sono soli, senza i loro sogni.
Smettevo di voler raccontare storie. Di volerle inventare da zero, di volerle raccogliere . Di volerle mettere insieme. Smettevo di guardarmi dentro, risucchiata dai miei piccoli grandi impegni convinta che questo fosse crescere.
20 anni sono una strana età. Sei a metà tra i 15 e i 25 , e lì ne passa un mondo. Avere 20 anni tanti anni fa significava sentire il mondo ai propri piedi , essere convinti di trovare tutte le porte aperte e di essere unici. Avere 20 anni oggi, è diverso. Ti senti una goccia nel mare convinto di non avere voce, e forse é così. Convinto che non puoi perdere tempo. È sempre sto cazzo di tempo. Devi essere produttivo altrimenti sei nella media. Ma la media si alza sempre . E sorpresa, siamo
tutti
nella
media.
E siamo anche tutti nella merda. Perché siamo convinti di non poterci fermare , di non poter fallire. Viviamo in una società che ci ha resi meno uomini e più macchine . Abbiamo perso un po’ di vista il fuoco che avevamo dentro a 16 anni. È come se tutto fosse strano, ad aver 20 anni oggi. Non sei un bambino, non sei un adulto, ma hai le paure di entrambi.
Ad aver 20 anni oggi ti senti il mondo sulle spalle, non ai tuoi piedi.
Dovremmo dirci a vicenda ogni tanto “vedi che non è così, tutto troverà il suo modo”. Perché è vero, tra 20 anni tutto ciò che ti preoccupa oggi sarà andato.
Quindi domani smetto . Di sognare. Di sentirmi ragazzina. Di perdermi nei miei pensieri. Di non seguire le conversazioni di chi mi circonda perché come J.D. di scrubs sono nel mio mondo. Domani smetto . Forse. O forse no. Sperando di no.
Bisogna bruciare dentro, perché il fuoco produce energia.

Moda di che, moda di chi?

È evidente la convinzione degli addetti al marketing di Zara e Stradivarius e simili che i loro capi andranno a poggiarsi sulle esili membra del club ristretto delle amiche di Heidi Klum. Non ci sono speranze per noi comode 44 e over : siamo fuori .
Stamattina mi ero illusa di poter fare shopping. Uscendo dai negozi ho dovuto comprarmi un trancio di pizza per consolarmi.
Ok, ironia a parte (è vero).
Dietro tutto questo c’è un messaggio: queste taglie (dalla 32 alla 40/42) sono normali e comuni, le altre no, e ora mettiti a dieta e vai in palestra per forza .
Bene, il mio messaggio invece è questo: non cambio me stessa per i vostri vestiti, piuttosto cambio negozio.
Se la moda dev’essere un mezzo per esprimere se stessi (o almeno così ripetono costantemente dalle passerelle, ma forse é solo una scusa per acconciare delle ragazze con dei corpi non comuni come se fossero dei nidi di uccelli colorati da uno psicopatico) , Fate Esprimere Anche Noi comuni mortali, con la pancetta e le coscette così morbide, che di sicuro non comprimerò nel vostro finto lino venduto a 50 euro solo perché ormai Zara è un “brand” . Capo di abbigliamento che 10 anni fa, quando Zara non era così in voga, sarebbe stato venduto a circa la metà del prezzo, per dirne un’altra. Quello che mi fa incazzare non è tanto che portino taglie distorte (addirittura una mia amica magrolina si è lamentata della vestibilità della S, e non io dal mio metro e 80vogliadigelato) , ma che non offrano la scelta di taglie più comode. Addirittura la L sembra una M risicata .
Tornata a casa seccata, penso se questa giornata l’avessi vissuta 5 anni fa, quando di anni non ne avevo 20 e non avevo la sicurezza di una donna ma le insicurezze di una ragazzina. Mi sarei sentita sbagliata, mi sarei sentita male con me stessa probabilmente.
Oggi mi faccio due risate e do sfogo scrivendo i miei pensieri. 5 anni fa non avrei regito così probabilmente. Queste case di moda low cost hanno in mano l’autostima di intere generazioni. I messaggi che passano sono distorti. La cosa principale dovrebbe essere star bene con se stessi, col qualche chilo in più o in meno, dev’essere una scelta libera da insicurezze quella di fare una dieta o di fare palestra, per il proprio benessere dell’anima . Dovremmo inseguire la felicità, sia essa sotto forma di pizza, sotto forma di shorts o sotto entrambe le forme. Anche questa è libertà , e non c’è chi sta meglio, non c’è chi sta peggio, certo a meno che non si tratti di situazioni patologiche. La donna è bella quando sorride, vestita, svestita, in costume da bagno, quando trasmette sicurezza, insomma quando si ama e nessuno dovrebbe far passare sia anche solo strisciante il messaggio contrario.

Mare

Quando torno dal mare e mi faccio la doccia e mi metto a letto, sento sempre freddo.
Anche se é estate. Anche se ho sudato.
Quando torno dal mare e non c’è più il sole a riscaldarmi, sento freddo. Me ne sto sul mio letto , pulita , fresca, coi capelli ancora umidi e la pelle ancora calda , con dei piccoli brividi sulla schiena.
Quando torno dal mare ci vorresti tu a farmi sentire calore. Quando non ho il sole servirebbero le tue braccia.
Solo quando torno dal mare.

Dentro

Se potessi
Guardarti dentro
Lo farei.
Se potessi
Guardarti dentro
Saprei cosa cercare.
Aprirei
all’altezza dello sterno
E mi cercherei
Lì.
Forse non mi troverei ,
Perché nemmeno tu
sapresti dirmi
dove cercare.
In testa?
Nel petto?
Sulle labbra, tra le ciglia.
Se potessi guardarti dentro,

Mano sul fuoco ,

Non mi troverei.

Chi sceglie cosa significhi amare?

È un dato di fatto che io e te siamo diversi , non lo dico per dire. Abbiamo umorismi diversi, ci poniamo in modi diversi, viviamo le cose in modo diverso , dall’università alle amicizie … capisci che se io impegno il mio tempo con te è perché ne ho piacere , è quello che voglio , anche se non lo esprimo come te… quando l’altra sera ti ho detto “non te l ho mai detto, te lo dico la prossima volta se non hai capito” mi riferivo al ti amo… ma sono parole importanti per me , che hanno un loro peso e che non ho mai detto a nessuno e te l’avevo già accennato una volta , ma questo non significa che io non abbia paura di perderti, che senza di te mi prenderebbe l’ansia, che mi sentirei un po’ persa. Io ti voglio qui con me , anche se non abbiamo speranze, anche se so che non avremo un futuro e anche se so che tutto finirà , perché l ho sempre pensata così , e perché tu pure la pensi così… ma questo non vuol dire che non dobbiamo vivere bene ogni secondo che scegliamo di dedicarci , è molto più . È sentirmi a casa in una macchina , è poter fare schifo con te, mangiare come porci, rubarsi baci. Mi fai sentire protetta. Mi fai sentire una principessa. Mi fai sentire amata. Mi fai sentire felice, leggera. Libera. Sicura. E se tutto questo ha un nome, io forse non ho il coraggio di chiamarlo con il suo nome. Ma senza di te io mi sentirei spaesata , come un bambino a cui vola il palloncino che teneva per mano con tanta cura. Se non ti senti così con me forse dovresti trovare di più… mi farebbe male, ma meriti di sentirti come tu fai sentire me. Scusami se non l ho fatto. Se non sono stata in grado… ho sempre avuto dei problemi con l’amore, ho creduto a lungo di non essere capace di amare e credo tuttora di non sapere cosa significhi ma tu sei la cosa che più ci va vicino… perchè so solo che quando siamo a letto abbracciati tutto si ferma per me e il mondo potrebbe finire che io sarei comunque serena.

L.

Non scegliamo di chi innamorarci, succede e basta. Non scegliamo quali braccia siano casa, ci accolgono e basta. E non ce ne accorgiamo nemmeno fino a quando non è troppo tardi, e dormire da soli equivale a dormire male.
Ho passato la vita sulle mie, a non credere in niente, e poi succede qualcosa totalmente fuori dal mio controllo.
Sei tu il mio qualcosa fuori controllo.
Quando sono in mezzo alla gente e mi guardo intorno vorrei solo che ci fossi tu. Quando mi sento fragile e il mondo mi sembra troppo sarcastico, troppo viscido, vorrei solo che mi abbracciassi. Che mi facessi sentire qualcosa di vero, che spesso manca , ma non manca mai con te.
Quante volte ci mandiamo a quel paese e quante volte ci veniamo a riprendere. Quante volte l’unica soluzione è stare con te.
Sei il mio rimedio, sei qualcosa che mi apre il cuore quando pensavo non potesse succedere più. Sei inaspettato, ma ora che sei qui io ti aspetto sempre, ti aspetti fino al secondo prima di vederci, e inizio ad aspettarti da quando ci salutiamo.

È assurdo.

Pensiamo di essere forti e che nulla possa scalfirci. Pensiamo di avere tempo. Di essere invincibili.

Poi un ragazzo di 20 anni, una persona buona (e non voglio essere retorica, ma si vedeva) muore di punto in bianco, in un pomeriggio di maggio. Muore sul colpo. Investendo in moto, con la sua ragazza dietro. Moto di cui era più che felice. Ragazza che ama.

Succede questo, e tutto fa paura. Il ragazzo con cui ogni tanto ho scambiato due parole, la ragazza che conosco da tempo, amici in comune, comitive di una piccola città , ora non esiste più. Beffardo come basti un secondo per provocare delle conseguenze permanenti. Così tanto dolore. Proprio il giorno della festa della mamma, una stanzetta vuota.

E così tante domande. Così tante persone che stanotte non riescono a dormire , si interrogano sul perché , se sia destino , dove sia ora, dove sarà.

“Poteva capitare a chiunque.” Si sentirà dire un sacco in questi giorni. È tremendamente banale. Tremendamente banale perché vera.

La verità è che non sappiamo quanto tempo ci sia dato, né chi ce lo dia. L’unica cosa che sappiamo è che non siamo noi a sceglierne la quantità. La sola scelta può ricadere sulla qualità. Una vita che sia degna di essere vissuta e niente di meno . Affetti, amori, occasioni impegni felicità .

Per la dicotomia che li divide, questi eventi ci avvicinano alla vita.

Ciao Nino, buon viaggio.